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L’AI sostituirà i grafici? Come addestrare il collega artificiale alla creatività

Nel mondo frenetico e visivamente orientato di oggi, l’importanza di trasformare idee in immagini è più evidente che mai. Le immagini, i colori e le forme fanno parte della nostra realtà e, dietro queste, vi sono coloro che sfruttano la creatività per realizzarle. 

Parliamo appunto del mondo del graphic design, all’apparenza semplice ma che nasconde svariate regole fondamentali come le griglie, la tipografia, la gestione degli spazi bianchi e le gerarchie visive per il raggiungimento di una perfetta armonia degli elementi. Le complessità che si celano dietro a questo infinito mondo si riassumono facilmente nella sfida di generare soluzioni creative, personalizzate e armoniose per ogni cliente, catturando l’essenza stessa dei progetti in maniera innovativa. Un lavoro di costante apprendimento che, con la crescente integrazione dell’intelligenza artificiale, porta a riflettere sulla possibile sostituzione umana in questo particolare ambito. 

 

In quanto grafica, il mio lavoro mi porta spesso a collaborare con programmi innovativi che sfruttano l’intelligenza artificiale. Questa interazione costante rappresenta per me una sfida estremamente appassionante. 

Dedico molto tempo alla mia formazione, aggiornandomi quotidianamente sulle ultime tendenze e tecnologie nel mondo del design e della tecnologia. L’apprendimento costante è diventato parte fondamentale della mia routine professionale. Cerco di comprendere come l’intelligenza artificiale possa migliorare il mio operato, accelerando processi come la generazione di bozze e la creazione di elementi grafici, pur essendo consapevole delle situazioni in cui la mia intuizione e la mia creatività sono insostituibili.  

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Diversi punti di vista sull’utilizzo dell’AI 

Riflettendo sui sistemi intelligenti, capaci di emulare e migliorare l’intelligenza umana, emergono chiaramente opinioni contrastanti. Ritengo necessario citare tre differenti linee di pensiero, comparse nel corso degli anni a seguito delle svariate analisi dei ricercatori sul campo: 

La prospettiva tecno-centrica, umano-centrica e quella collettiva. 

Come suggeriscono le stesse terminologie, i promotori della prospettiva tecno-centrica prevedono un estremo miglioramento da parte dell’intelligenza artificiale e un successivo superamento della mente umana da parte della stessa. 

La prospettiva umano-centrica, invece, sostiene la teoria opposta, ovvero l’unicità della mente umana e l’incapacità da parte della macchina di un’analisi autonoma delle situazioni.

L’intelligenza collettiva si discosta dalle due precedentemente esposte, suggerendo la necessità di una stretta collaborazione tra la mente umana e quella artificiale, sostenendo l’estrema produttività di questo binomio. 

La collaborazione tra l’intelligenza artificiale e l’essere umano 

Sulla base di questo spunto di riflessione, ritengo doveroso non smettere mai di tendere a sviluppare contenuti innovativi che esulino dai cliché di immagini preconfezionate in stock. 

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel graphic design rappresenta in questo senso una svolta significativa in un campo tradizionalmente basato sull’espressione creativa umana. Tale ambito è stato in breve tempo travolto da una moltitudine di strumenti intelligenti capaci di riprodurre il lavoro dei designer.

La paura iniziale ha lasciato spazio alla produttività. Strumenti come Midjourney v6, Adobe Firefly (integrato nativamente in Photoshop) e DALL-E 3 hanno trasformato il workflow. Non servono più ore per scontornare un oggetto o espandere uno sfondo: con il Generative Fill, si fa in secondi. L'AI non serve solo a "generare immagini da zero", ma a accelerare l'iterazione: possiamo mostrare al cliente 5 moodboard iper-realistiche nella prima riunione, riducendo drasticamente i tempi di allineamento visivo.

Programmi come Midjourney e Firefly hanno quindi dimostrato che, tramite le giuste istruzioni, è possibile ottenere un feedback innovativo. L’intelligenza artificiale risulta un fondamentale collega in questo ambito, capace di produrre risultati personalizzati e totalmente unici, evitando conseguentemente repliche mediocri e prive di personalità. Gli algoritmi della macchina sono in grado di studiare un numero infinito di dati, attraverso prompt corretti i clienti possono ottenere in breve tempo un risultato efficace e in linea con le loro richieste. 

Risulta impossibile la sostituzione dell’intelligenza umana da parte della macchina; tuttavia, essa può identificarsi come un ottimo ausilio in compiti umani complessi e ripetitivi, consentendo di risparmiare tempo prezioso e dedicarlo strategicamente al processo creativo. 

La sfida del prompt perfetto  

È bene ricordare, però, che spesso gli esseri umani comunicano in maniera implicita. Questa tendenza può spesso emergere anche nei comandi forniti alla macchina, durante l’utilizzo dei programmi sopra citati. Questo, ovviamente, rende complesso per il programma interpretare ciò che l’utente desidera con precisione.

Inoltre, l’arte visiva è intrinsecamente complessa e gli artisti umani sono in grado di apportare elementi unici ai loro lavori, sfruttando l’ispirazione, le emozioni e l’intuizione, aspetti difficilmente imitabili dall’algoritmo se non con l’aiuto preciso dell’uomo.  

Fino a poco tempo fa, il controllo fine sui dettagli era il tallone d'Achille dell'AI. Oggi, grazie a funzioni come Inpainting (modifica di una zona specifica), Generative Recolor e il supporto ai layer vettoriali in Illustrator, abbiamo ripreso il controllo. Possiamo generare un'immagine, chiedere all'AI di "cambiare solo la cravatta da rossa a blu" o di "estendere lo sfondo a destra", mantenendo intatta la coerenza stilistica e cromatica del brand.

Nonostante i notevoli progressi raggiunti in questo settore, l’intelligenza artificiale può risultare limitata nella sua capacità di interpretare e tradurre in maniera accurata gli intenti dell’utente. Un aspetto chiave riguarda la formulazione di prompt appropriati. Spesso, se non si possiede una competenza avanzata nella scrittura di comandi, l’agente intelligente può generare risultati stereotipati, riproducendo colori, espressioni e concetti poco aderenti alla visione ideologica dell’utente. Questo comporta il rischio di uniformità e di perdita della diversità creativa. 

La sinergia tra l’ingegno umano e le capacità dell’IA potrebbe consentire di ottenere risultati più precisi e soddisfacenti, unendo la creatività umana e la potenza di elaborazione della macchina per produrre immagini di alta qualità che rispecchino le visioni e gli obiettivi degli utenti. 

Personalmente, ritengo molto interessante l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito grafico, ma credo che al momento essa non sia in grado di sostituire la creatività umana. È sempre illuminante osservare il feedback della macchina, vedere i paesaggi immaginari, elementi e forme che mai avrei pensati di realizzare. Mi è capitato spesso di preferire l’intelligenza artificiale alle immagini in stock, specialmente durante l’intera realizzazione di un progetto per un cliente. Credo che ricercare la vera identità del cliente attraverso la realizzazione di immagini renda il lavoro estremamente creativo e personale. 

Immagine che contiene albero, aria aperta, cielo, pianta

Descrizione generata automaticamente

 

Prompt che funzionano, prompt che non funzionano 

La continua evoluzione delle tecnologie di intelligenza artificiale potrebbe portare a soluzioni più avanzate, ma, nel frattempo, gli utenti devono investire tempo ed energia nell’affinare le loro abilità per ottenere risultati che rispecchino veramente la propria creatività attraverso l’intelligenza artificiale. 

E bene ricordare, inoltre, che in un mondo in costante evoluzione, la formazione continua è la chiave per rimanere all’avanguardia e garantire un miglioramento costante. 

Ecco una serie di accorgimenti che metto in atto per costruire prompt efficaci: 

  • Per far sì che l’immagine sia il più realistica possibile, subito dopo “/imagine” inserisco: photorealistic 
  • Spesso con i termini “futuristico”, “digitale”, “tecnologico”, “intelligenza artificiale” il programma crea immagini dall’ambientazione cupa, una sorta di golden hour e spesso propone la pioggia. Per arginare questo problema se non è quello che voglio utilizzo i seguenti parametri: 
  • Parto con un prompt negativo, quindi “- - no” e dopo inserisco quello che non voglio: - - no rain 
  • Se invece voglio cambiare l’illuminazione della scena mi basterà specificarlo nel testo, ad esempio “day light” “starry night” “sunset” “midday light” 
  • Infine, inserisco le proporzioni, l’aspect ratio, che deve avere la mia immagine, tendenzialmente utilizzo i 16:9, così che l’immagine sia grande abbastanza per potersi adattare alle grafiche digitali che utilizziamo. Ciò che uso io è: - - ar 16:9 

Questi sono i prompt principali che uso. Il primo feedback potrebbe non essere spesso quello desiderato: il trucco è generare più opzioni andando ad aggiungere nella casella di testo più dettagli. 

Oltre ai comandi base, parametri come --chaos (su Midjourney) o lo "Style Reference" (--sref) sono potenti alleati nella fase di brainstorming. Se cerco ispirazione divergente, alzo il valore di chaos per ottenere proposte inaspettate. Se invece devo mantenere la coerenza con un visual precedente, uso i riferimenti di stile per "bloccare" l'estetica, assicurando che tutte le immagini della campagna parlino la stessa lingua visiva.

Generare immagini con sfondo trasparente nativo resta una sfida per alcuni modelli diffusivi. Tuttavia, l'integrazione tra tool è la chiave: genero l'asset su Midjourney su sfondo neutro (es. white background), e con un clic su Photoshop (Remove Background) o strumenti dedicati ottengo lo scontorno perfetto in un secondo.

Il segreto non è chiedere all'AI di fare tutto in un unico prompt, ma costruire una pipeline di strumenti che dialogano tra loro.

 

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